Gemini CLI: come ho creato il mio telecomando personalizzato per l’AI
Quante volte vi capita di ripetere la stessa identica operazione ogni giorno lavorando con l’intelligenza artificiale? Che si tratti di analizzare un report, formattare un testo secondo uno stile specifico o generare una sintesi tecnica, la routine è sempre stata la stessa: aprire il proprio archivio personale, cercare il prompt perfetto per quello scopo, copiarlo e incollarlo nella chat, sperando di non aver dimenticato qualche istruzione fondamentale nel passaggio.
È un processo meccanico che spezza il ritmo creativo e introduce una frizione inutile nel workflow. Fino ad oggi, la gestione dei prompt era un compito manuale quasi artigianale; adesso, con l’introduzione dei comandi personalizzati di Gemini CLI, questo limite è finalmente superato. Non serve più ‘istruire’ l’AI ogni volta da zero o gestire infiniti file di testo: tutto il potere dell’automazione è ora racchiuso in una semplice parola chiave, trasformando sequenze complesse in azioni immediate e senza errori.
La fine della “Tabula Rasa”
Gemini CLI non è una semplice chat nel browser. Vive nel mio terminale, ha accesso ai miei file e può eseguire script. Ma come ogni modello, senza istruzioni specifiche, parte sempre da una lavagna bianca.
I Custom Commands sono piccoli file in formato .toml (un formato che suona tecnico ma è solo un file di configurazione semplicissimo) che contengono un nome e un prompt personalizzato. Li metti nella cartella giusta e improvvisamente l’AI “impara” a conoscerti.
La cosa incredibile? Non ho dovuto scrivere io il codice. Ho detto a Gemini: “Senti, vorrei un comando che faccia questo e quello, scrivimi tu la configurazione”. Ha creato il file nella giusta cartella e il gioco era fatto.
Il comando /diario: la fabbrica dei miei articoli
Il primo esperimento è nato dalla necessità di creare uno strumento che alla fine di un esperimento mi aiuti a creare l’articolo per il blog. Nasce così il comando /diario che è molto più di un semplice riassunto: è il ponte che collega la mia sessione di lavoro al blog che state leggendo.
A fine giornata scrivo semplicemente /diario.
In un istante, Gemini analizza tutta la conversazione e non si limita a ricordare. Segue una struttura precisa in due fasi:
1. Fase 1 (Memoria): Identifica cosa abbiamo fatto, gli strumenti usati, identifica i passaggi chiave, elenca gli errori incontrati e descrive il risultato ottenuto.
2. Fase 2 (Ponte): Prepara già le basi per l’articolo del blog. Suggerisce il tema, precompila i campi per il lettore target e abbozza persino i titoli.
In pratica, quando chiudo il terminale, l’articolo è già scritto al 50%.
Il caso “Giappone”: l’AI che mette in ordine il mio caos
Ma la vera magia è arrivata con il comando /rinomina. Tornando dal mio viaggio in Giappone, mi sono ritrovato con centinaia e centinaia di foto dai nomi inutili come IMG_20241219_....
Volevo un comando che fosse un esperto di viaggi. Così ho creato un prompt che:
1. Legge un file di log per non lavorare due volte sulla stessa foto.
2. Analizza l’immagine, riconosce se sono a Shibuya o tra i portali di Fushimi Inari.
3. Trasforma il nome in qualcosa di perfetto: 19_12_24_Kyoto-FushimiInari_Tramonto.jpg.
4. Lo fa 20 foto alla volta, per non avere problemi di memoria.
Sotto il cofano: la potenza della Multimodalità
Qui c’è il vero “segreto” tecnico. Gemini CLI non legge solo i metadati delle foto. Grazie alla sua natura multimodale, l’AI vede effettivamente i pixel. Riconosce la forma di un tempio shintoista o il caos organizzato di un incrocio a Tokyo. Non è un semplice script che rinomina file: è un occhio intelligente che capisce cosa ha davanti e agisce di conseguenza.

Vale la pena “perderci tempo”?
Dipende da come usate l’AI.
Se la usate per domande singole e sporadiche, probabilmente no. I Custom Commands hanno senso quando lavorate in modo continuativo su progetti specifici — blog, sviluppo, gestione file, ricerca.
In quel caso, però, fanno una differenza concreta. Non perché l’AI diventi più intelligente, ma perché diventa più tua. Smettete di sprecare energia a ripetere contesto e istruzioni ogni volta che aprite una nuova sessione.
È la differenza tra guidare un’auto con le impostazioni di fabbrica e averne una dove il sedile e gli specchietti si regolano da soli appena ti siedi.
