Intelligenza artificiale. Curiosità artigianale.

Intelligenza artificiale

Ho costruito un prompt generator con l’AI. Ci sono volute quattro versioni.

Ogni tanto mi capita di sedermi davanti ad una AI sapendo cosa voglio ottenere, ma non sapendo come chiederlo. Il task è chiaro nella testa. Il prompt no.

Succede più spesso di quanto voglio ammettere. E ogni volta finisco a riscrivere la stessa richiesta tre volte, aggiustando a tentativi. Ho pensato che un prompt generator potesse risolvere il problema — uno strumento che costruisce la struttura al posto mio, partendo da poche scelte. Così l’ho costruito. Ci sono volute quattro versioni per arrivare a qualcosa di pubblicabile.

Da dove viene l’idea

L’idea nasce dopo aver scritto un articolo su come parlo con le AI per ottenere risultati. Avevo descritto alcune tecniche che uso ogni giorno — assegnare un ruolo, dare esempi concreti, delimitare l’ambito. E soprattutto avevo parlato della tecnica a imbuto: invece di chiedere tutto in una volta, si parte largo con una panoramica, poi si stringe progressivamente, fino all’output finale.

L’articolo spiegava anche il concetto di context engineering — l’idea che il modello funzioni come una CPU, la sua finestra di contesto come la RAM, e il tuo compito sia fare da sistema operativo: caricare le informazioni giuste al momento giusto. Non si tratta di trovare la frase magica. Si tratta di costruire il contesto migliore possibile per quello che ti serve.

Mentre lo scrivevo mi sono reso conto che stavo descrivendo un processo che applicavo in modo inconsistente — a volte lo facevo bene, a volte no, dipendeva dall’umore e da quanta voglia avevo di ragionarci su.

L’idea del generatore è nata lì: rendere quel processo automatico. Non dover ricordare di applicare la tecnica a imbuto — che lo strumento la applichi per te, ogni volta, anche quando sei stanco.

Come funziona

Il Prompt Generator è uno strumento online che puoi usare direttamente su AlvioInsights, senza installare niente e senza creare account. Lo trovi a questa pagina: alvioinsights.com/alvioinsights-prompt-generator.

Il funzionamento è semplice: scegli il settore (AI, finanza, crypto, marketing, imprenditoria — ce ne sono nove in tutto), poi il ruolo che vuoi assegnare all’AI, l’azione, il task specifico. Aggiungi il tuo contesto, il pubblico a cui è rivolto il lavoro, eventualmente cosa vuoi evitare. Scegli tono, formato e lunghezza. Clicchi su “Genera prompt”.

A quel punto lo strumento non produce un prompt unico. Produce tre prompt in sequenza, strutturati a imbuto — esattamente come descritto nell’articolo sul prompt engineering. Il primo è largo: chiede una panoramica generale. Il secondo va più in profondità. Il terzo produce l’output finale pronto da usare. Si usano in ordine, portando la risposta di uno come base per il successivo.

Il passaggio che non avevo previsto

Quattro versioni. Non me l’aspettavo.

La prima l’ho buttata subito: usava chiamate all’API di Anthropic lato client. Significa che chiunque avesse aperto il sorgente della pagina avrebbe trovato la chiave API in chiaro. Inutilizzabile su un sito pubblico.

La seconda funzionava tecnicamente ma aveva due problemi. Il design era dark, quasi da tool per sviluppatori — completamente fuori dal tono del blog. E soprattutto il prompt generato era un blocco unico e generico. Non rispecchiava niente di quello che avevo scritto sull’argomento.

La terza aveva già la struttura a imbuto e i contenuti puliti — avevo fatto un’analisi dei ruoli e task per eliminare ridondanze, una cosa che non mi aspettavo di dover fare ma che ha migliorato molto il risultato. Il problema era ancora il design: troppo aggressivo, non stava bene nel blog.

La quarta è quella giusta. Prima di scriverla ho fatto analizzare il sito al modello — font, colori, stile delle card. Ho descritto le modifiche e ho aspettato l’approvazione prima di toccare il codice. Questa piccola aggiunta al processo — discutere prima, scrivere dopo — ha evitato una quinta versione.

Quello che mi piace e quello che non mi piace

Mi piace che sia completamente autonomo. Non dipende da nessun servizio esterno, non ha costi di funzionamento, non si rompe se qualcuno cambia le API. Funziona e basta.

Mi piace anche che la sequenza a tre passi sia visibile nell’interfaccia. L’utente vede i tre accordion, capisce che si usano in ordine, capisce perché. Lo strumento insegna mentre viene usato.

Quello che non mi piace è che i prompt generati siano inevitabilmente generici nella parte fissa. Il campo “contesto” aiuta molto, ma se lo lasci vuoto il risultato è standard. Non c’è modo di aggirarlo senza un’API — e l’API era fuori dalla lista per motivi di sicurezza e costi.

C’è anche una cosa che ho escluso consapevolmente: il debug del prompt. L’idea è che quando la risposta non soddisfa, si corregga chirurgicamente invece di ricominciare da zero. Senza API non si può mantenere memoria della sessione precedente. Resta in lista per una versione futura.

Vale la pena?

Se usi l’AI regolarmente e ti ritrovi spesso a non sapere come strutturare una richiesta complessa, sì. Non perché sia uno strumento straordinario — è abbastanza semplice — ma perché rende automatico qualcosa che altrimenti dovresti fare a mano ogni volta.

Se hai già interiorizzato la tecnica a imbuto, probabilmente non ti cambia la vita. Ma se sei ancora nella fase in cui scrivi la prima cosa che ti viene in mente e poi aggiusti a tentativi, potrebbe farti risparmiare qualche giro.

Puoi provarlo direttamente qui: alvioinsights.com/alvioinsights-prompt-generator.